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    Epatite. Aiello: percorsi assistenziali di supporto e consulenza per dare svolta nella lotta alla malattia

    “Organizzare e costruire percorsi assistenziali di supporto e consulenza, tramite un’integrazione multidisciplinare valida, che possa partire dall’alto, cioè dal Ministero, e scendere al livello regionale e dipartimentale. Solo così si può creare un piano di cronicità efficace, che possa costituire veramente una svolta che porti finalmente a risultati positivi dando una nuova vita ai pazienti affetti dal virus dell’Epatite”. A dirlo in Aula il senatore di Alternativa popolare-Centristi per l’Europa, Piero Aiello, capogruppo in Commissione Sanità.

    “Sappiamo – continua Aiello –  che tra i Paesi occidentali il nostro è quello con il maggior numero di casi diagnosticati (circa 350.000, escludendo il sommerso naturalmente), con una prevalenza della popolazione che aumenta da Nord a Sud e con il crescere dell’età. L’introduzione di nuove terapie ha avuto maggiore efficacia, ma nonostante tutto ciò, il quadro epidemiologico in Italia riguardo all’epatite cronica da virus C da alcuni studiosi è definito addirittura nebuloso. A sua volta si è sentita l’esigenza di approfondire l’analisi dei dati clinici, prendendo in considerazione anche la soggettività dei pazienti quale indice importante per verificare l’atteggiamento psicologico nei confronti della malattia, la sua motivazione e la presenza di atteggiamenti non monitorabili clinicamente”.

    “Ciò deve indurre ad organizzare, anche normativamente, con l’apporto parlamentare, approcci integrati biopsicosociali, che vadano oltre l’aspetto prettamente terapeutico classico. Bisogna lavorare affinché l’accesso alle cure sia garantito anche ai soggetti negli stadi iniziali della malattia. Bisogna intervenire per organizzare un serio piano di prevenzione e un piano di valutazione degli esiti, per avere riscontro sulla qualità degli interventi e, soprattutto, sulla sicurezza delle cure e, non ultimo, bisogna dare spazio alla gestione della cronicità. Ciò comporterebbe quindi un efficace rapporto tra ospedale e territorio, relazione spesso carente, a volte inesistente, soprattutto quando ci sono da gestire tematiche di comorbilità o quando, come abbiamo accennato, prevalgono aspetti relazionali ed emotivi”, conclude il senatore di Ap.

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