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MANIFESTO PER LO STATO ESSENZIALE

“Gli Italiani vogliono uno Stato che funzioni di più e costi di meno”

  • Gli Italiani vogliono uno Stato che funzioni di più e costi di meno. Non isolato ma sovrano nel rapporto con gli altri Stati e le comunità cui aderisce. In particolare, assumiamo la regola: “Europa solo quando necessaria, nazione sempre quando possibile”. All’Europa la moneta, la spada e la feluca, allo Stato nazionale tutto il resto. Il prossimo passo per l’Europa può essere una Confederazione di Stati sovrani.
  • Nella competizione globale e in Europa assume rilevanza la complessiva efficienza ed efficacia dello Stato. La nuova Costituzione deve riconoscere, quando necessario, il principio di supremazia dell’interesse nazionale sulla autonomia delle Regioni e dei Comuni secondo un modello di federalismo responsabile, differenziato e vigilato dallo Stato attraverso i Prefetti e i Segretari di Governo, avvalendosi delle sezioni regionali della Corte dei Conti. Uno Stato policentrico e polimorfo deve avere un sistema di controlli che non rallenti le decisioni degli Enti ma che riveli e segnali le inefficienze e i fallimenti con immediatezza. I Prefetti incaricati per Regione non solo coordinano le attività rivolte all’ordine pubblico e tutte le funzioni periferiche dello Stato ma monitorano anche la situazione della finanza regionale e locale non per atti minuti ma per indicatori di equilibrio. I Segretari di Governo hanno competenza per una o più municipalità, assistono gli amministratori locali – ove richiesti – per la legittimità degli atti, ne verificano in continuo la stabilità di bilancio, riferiscono ai Prefetti. Lo squilibrio di bilancio viene segnalato ai Ministeri dell’Interno e dell’Economia e Finanza.
  • Tutte le pubbliche amministrazioni devono adottare la contabilità economica per centri di spesa ed operare in base a costi – fabbisogni standard e a prezzi di riferimento. Diventa così possibile riconoscere tempestivamente lo squilibrio strutturale del bilancio facendone conseguire il fallimento politico degli amministratori regionali e locali – sanzionato con la ineleggibilità a funzioni pubbliche – ed il commissariamento degli Enti. Si produce in tal modo un federalismo a geometria variabile, in base alla efficienza delle gestioni, tra Regioni “speciali” che possono acquisire maggiori funzioni e Regioni commissariate finché sottoposte a piani di rientro. E, soprattutto, si determinano più efficienti modalità di autocontrollo degli amministratori e più tempestive possibilità di intervento dei soggetti vigilanti in modo da prevenire l’accumulo di debito, oneri pesanti per il bilancio dello Stato e la penalizzazione dei cittadini e delle imprese in termini di minori servizi e di maggiore pressione fiscale.
  • Il finanziamento delle funzioni territoriali deriva dallo Stato per il trasporto pubblico locale e per la sanità in relazione sia ai diritti costituzionalmente garantiti che ai costi standard cui si devono uniformare. Per tutto il resto Regioni e Comuni provvedono con entrate proprie su basi imponibili “scomode” – i carburanti piuttosto dell’IRPEF – perché visibili e facilmente confrontabili, secondo criteri di tendenziale correlazione di settore tra cosa tassata e cosa amministrata.
  • La Costituzione riconosce il principio di sussidiarietà. Valorizzandolo, molte funzioni di pubblico interesse oggi gestite dai corpi burocratici – come gli atti di autorizzazione, ablazione, asseverazione o certificazione – possono essere delegate alle professioni ordinistiche in quanto caratterizzate da terzietà, come avviene in altri Paesi con evidenti vantaggi in termini di riduzione dei tempi e di incremento di efficienza. Così come le formazioni sociali possono ancor più diffusamente sostituire le gestioni pubbliche dedicate alla protezione sociale.
  • L’agenda digitale – dall’interoperabilità delle banche dati alla fatturazione elettronica – deve accompagnare il ridisegno delle funzioni centrali e periferiche dello Stato, la gestione associata di tutte le fondamentali funzioni municipali secondo adeguate dimensioni di popolazione amministrata decise dalle Regioni, la drastica riduzione delle società partecipate dagli enti territoriali attraverso l’internalizzazione delle funzioni essenziali e l’affidamento a gara dei servizi pubblici senza il vincolo della “clausola sociale”. Il personale in esubero viene ricollocato con procedure di mobilità obbligatoria o, quando necessario, protetto con ammortizzatori sociali e servizi di accompagnamento ad un’altra occupazione. Diventa così possibile coordinare la semplificazione istituzionale, la semplificazione legislativa e quella amministrativa.
  • Specifici piani di razionalizzazione sono dedicati alla concentrazione delle funzioni eccellenti come enti di ricerca, sedi universitarie, ospedali, aeroporti, autorità e agenzie con lo scopo di accrescere la loro efficacia ed efficienza.
  • Le Amministrazioni Pubbliche operano secondo principi di imparzialità e di buon andamento e sono orientate a promuovere la vitalità economica e sociale in un quadro di regole certamente applicate. Le funzioni politiche producono – grazie alla contabilità economica, ai costi e ai fabbisogni standard – atti di indirizzo con i quali indicano obiettivi quantificati. Le funzioni dirigenziali hanno la responsabilità della loro attuazione e sono valutate in relazione a risultati misurabili. A questo fine dispongono flessibilmente delle risorse umane e finanziarie assegnate.
  • I dirigenti dell’amministrazione centrale dello Stato sono collocati, come già in passato, in un ruolo unico secondo fasce non più giuridiche ma di competenza ed esperienza. La responsabilità contabile diventa effettiva per tutti, magistrati inclusi, soprattutto quando lo Stato è indotto al risarcimento dei danni procurati. Ma essa deve essere certa e prevedibile in relazione ai casi di dolo e di errore manifesto. E si limita al dolo nel caso dell’esercizio di un potere di negoziato per la composizione del contenzioso. L’interesse pubblico sostanziale prevale sui profili formali del procedimento quando questi configgono manifestamente con esso.
  • La regolazione del lavoro pubblico si può omologare – con poche eccezioni – a quella del lavoro privato nell’ambito del nuovo testo unico ipotizzato dalla legge delega. Il reclutamento rimane per concorso, il licenziamento sarà lo stesso, si dovrà applicare la stessa disciplina dei contratti a termine – onde evitare gli abusi e le conseguenti stabilizzazioni improprie – e l’apprendistato diventa il tipico contratto di ingresso. Come in ogni ambiente produttivo, la prestazione lavorativa richiede rispetto del rapporto gerarchico, disponibilità alla flessibilità delle mansioni e autonoma iniziativa per la soluzione dei problemi che si manifestano in relazione al risultato.
  • In parallelo alla responsabilizzazione dei singoli centri di costo, si può sviluppare in essi la condivisione negoziata tra dipendenti e dirigenti degli obiettivi e dei risultati collegandola alla definizione di una parte variabile del salario o alla implementazione di forme complementari di protezione sociale.
  • L’attuazione di un sistema unitario di formazione concentrato nella  Scuola nazionale già esistente, deve essere funzionale alla riforma della dirigenza pubblica, con particolare riguardo al sistema di reclutamento e alla mobilità nell’ambito del ruolo unico. La scuola nazionale organizza la formazione specialistica – accanto a quella manageriale generale – attraverso “dipartimenti” interni coordinati con le amministrazioni di riferimento e collaborazioni continue con strutture formative private e pubbliche

Presentato dall’Associazione Amici di Marco Biagi come contributo alla consultazione pubblica Rivoluzione PA