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FARE LAVORO AL TEMPO DELLA CRISI

Le cinque linee-guida del Nuovo Centrodestra

La proposta del Nuovo Centrodestra per il lavoro – quale e’ descritta in questo documento e nel connesso Disegno di Legge – e’ organizzata secondo cinque linee guida:

1) liberare il lavoro per liberare i lavori (ovvero meno legge più contratto)
2) detassare il lavoro produttivo per aumentare i salari
3) partecipare per guadagnare
4) premiare chi occupa per aiutare chi non lavora
5) prevedere per provvedere ai disoccupati con assicurazione obbligatoria e competenze

Lavoro, solo conseguenza della crescita?
No, perché vi potrebbe essere crescita senza occupazione a causa delle riorganizzazioni produttive e perché la propensione a sviluppare le attività è condizionata dalle regole sul lavoro, dal suo costo indiretto e dai rapporti sindacali. Sono gli imprenditori a fare il lavoro e ne vanno ascoltate le ragioni.

I bisogni dell’impresa
I bisogni dell’impresa hanno accentuazioni diverse sulla base della dimensione, della appartenenza al primario, al secondario, al terziario o al quaternario, della merceologia specifica, dell’intensità di lavoro in rapporto al capitale, dell’orientamento al mercato interno o internazionale. E sono ovunque condizionati dall’incertezza del futuro, dall’impossibilità di predeterminare rigidamente gli andamenti di mercato e quindi i costi fissi in base ai quali competere, di definire schematicamente le mansioni, di adattare gli orari ai tempi e alle quantità degli ordini. Ove più, ove meno, il lavoro deve avere caratteristiche di competenza, produttività e fiducia che nel tempo si possono consumare. Non vi sono più i margini per mantenere comunque nell’impresa un lavoratore ritenuto inidoneo o in esubero tanto quanto è cercata la fidelizzazione dei lavoratori capaci. Vi sono poi le esigenze specifiche connesse alla stagionalità della produzione, alla sostituzione di personale temporaneamente assente, alla imprevedibilità del momento di fabbisogno lavorativo temporaneo. Vi sono ancora opportunità incerte da cogliere condividendo con il lavoratore la responsabilità ed i risultati della attività. In ogni caso, l’impresa ha bisogno di regole, semplici, certe, prevedibili nella loro interpretazione e nel loro costo, per essere incoraggiata a crescere e ad assumere.

I bisogni del lavoratore
Il lavoratore ha bisogno di formazione e competenze che lo rendano sempre occupabile, di un sussidio che lo sostenga nella fase di attesa di una occupazione, di servizi (pubblici o privati poco importa, ma efficienti sì) che gli facciano incontrare opportunità di lavoro. Se giovane alla ricerca del primo impiego ha bisogno di integrare saperi teorici e conoscenze pratiche, soprattutto quando ha abbandonato precocemente il percorso educativo o ha conseguito titoli di studio non spendibili immediatamente nel mercato del lavoro. La lavoratrice o il lavoratore hanno spesso bisogno di modalità autonome della prestazione o di orari compatibili con esigenze di studio o di famiglia o di lavorare da casa. Il salario dovrebbe, su una base minima garantita, riflettere gli obiettivi di efficienza e i risultati dell’impresa, e anche essere accompagnato da adeguati versamenti contributivi in modo da costruire la pensione di domani. La crescita dei fattori che producono insicurezza conducono a cercare nell’impresa forme di protezione sociale integrative a quelle offerte dallo Stato. La partecipazione inevitabile al rischio d’impresa del lavoratore induce a chiedere la partecipazione alle decisioni fondamentali dell’impresa stessa.

L’adattabilità e l’occupabilità
L’adattabilità e l’occupabilità sono criteri fondamentali della strategia europea per l’occupazione. Il primo indica la necessità per cui lavoratore e imprenditore si devono reciprocamente adattare cercando l’incontro possibile tra i rispettivi bisogni. Il secondo indica la sicurezza occupazionale del lavoratore nell’accesso alle competenze e alle conoscenze richieste dalle imprese. Adattabilità e occupabilità sono il concetto chiave di un mercato del lavoro in fase di profonda recessione e che pur tuttavia vede troppo spesso imprese in difficoltà nel reperire lavoratori con le competenze e le qualifiche necessarie al proprio processo produttivo segno di un ancora lontano raccordo tra sistema educativo e formativo e mondo del lavoro.

Principi costituzionali, regole europee, valorizzazione della autonomia negoziale
Un diritto del lavoro scritto in inglese c’è già: è quello comunitario. Basta aderirvi senza appesantimenti e in coerenza con i principi sanciti dalla nostra Costituzione. Per tutto il resto fidiamoci della autonomia negoziale, di quella collettiva e di quella individuale purché il lavoratore sia assistito e la libera volontà certificata secondo le norme vigenti. L’art. 8 del DL 138/11 già consente agli accordi locali – in azienda, in gruppi di aziende, nei territori per le imprese artigianali, commerciali e agricole – di adattare alle concrete circostanze le stesse norme di legge nel rispetto dei principi generali. A chi propone la logica antistorica del contratto unico, rigidamente valido per tutte le aziende e tutti i settori produttivi, rispondiamo che il dinamismo e pluralismo del mercato del lavoro richiede soluzioni su misura adeguate alle condizioni da regolare e nel rispetto di un nucleo inderogabile e limitato di diritti universali.

Libertà sindacale, no alla legge sulla rappresentanza
Le intese tra confederazioni hanno indicato i criteri di rappresentatività e le modalità di approvazione degli accordi. Tradurre in legge queste intese significherebbe incoraggiare il contenzioso, anche di minoranze esigue, e aggiungere l’incertezza della giurisprudenza anche alla libera autonomia negoziale. Alle organizzazioni sociali deve essere chiesta una trasparente contabilità per le attività finanziate dallo Stato come i CAF e i Patronati, rigorosamente separate dalle libere ed autofinanziate attività di tutela e rappresentanza degli iscritti. Il prelievo sulle pensioni da parte dell’Inps della quota di iscrizione al sindacato deve essere esercitato previa conferma biennale della relativa delega onde evitare versamenti inconsapevoli.

Le dieci misure urgenti per il lavoro
In attesa di produrre un Testo Unico ( Statuto dei Lavori ) – semplificato perché fatto di poche regole universali e sussidiario verso la autonomia negoziale per tutto ciò che non è vincolo europeo – e di riportare allo Stato le competenze in materia di lavoro, sono necessarie misure urgenti per incoraggiare la propensione ad assumere e dare più protezione attiva ai senza lavoro:

1) eliminare la mobilità in deroga e sostituire progressivamente la cassa integrazione in deroga con l’adesione al sistema assicurativo per la protezione del reddito dei lavoratori da parte dei settori oggi esclusi come larga parte del terziario, incluse tutte le aziende dei servizi pubblici locali

2) trasformare tutti i sussidi (incluse le forme di cassa integrazione dopo 18 mesi) in dote per il datore di lavoro che assume il sussidiato, automaticamente tenuto ad accettare la prima offerta “congrua” pena la perdita del sussidio

3) garantire attraverso un accordo Stato-Regioni per l’impiego dei fondi europei il coordinamento dei servizi al lavoro attraverso la fusione di Isfol e Italia Lavoro, il ruolo dell’Inps come tecnostruttura di tutti, un voucher-opportunity a tutti i senza lavoro affinché lo spendano liberamente presso servizi di orientamento, formazione e collocamento, pubblici e privati, sulla base dell’effettivo risultato occupazionale

4) ridurre il cuneo fiscale sul lavoro attraverso le economie della spending revew, a partire dal ripristino delle più favorevoli soglie di detassazione del salario di produttività (6 mila euro di salario e 40 mila di reddito ) e di criteri semplificati

5) semplificare la regolazione dei rapporti di lavoro ripristinando le modalità di assunzione introdotte dalla legge Biagi e cancellando le relative correzioni della legge Fornero; eliminando la rigida disciplina delle mansioni; superando il divieto delle tecnologie di controllo

6) rilanciare l’apprendistato come fondamentale contratto di ingresso a tutela progressiva, semplificando i progetti formativi e assegnando la certificazione delle competenze acquisite anche ai consulenti del lavoro e alle associazioni di categoria, senza vincoli di omogeneità con il repertorio nazionale delle professioni e con gli standard dei contratti collettivi (con contestuale abrogazione delle relative disposizioni della legge Fornero)

7) promuovere l’utilizzo del contratto a tempo indeterminato abrogando l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che deve operare solo nei casi di licenziamento discriminatorio, là dove per le ulteriori ipotesi di licenziamento illegittimo è tempo che il nostro Paese si posizioni su quanto avviene in tutti gli altri ordinamenti giuridici che prevedono congrue forme di indennizzo del lavoratore

8) semplificare il contratto a termine la cui utilità permane in relazione non solo alle esigenze della stagionalità e della sostituzione di assenze temporanee ma anche a quelle più generali connesse all’incertezza che condiziona il futuro dell’imprese

9) promuovere il libero coinvolgimento dei lavoratori nella vita dell’impresa con particolare riferimento alla partecipazione all’azionariato e agli utili, senza determinare confusione nelle responsabilità gestionali e nelle gerarchie interne.

10) favorire la contrattazione di prossimità (aziendale, interaziendale, territoriale) e quella individuale (ove assistita e certificata) in modo che, sulla base dell’art. del DL 138/11, possano adattare le regole generali del rapporto di lavoro, definire quote aggiuntive di salario, disporre forme integrative di protezione sociale, assumere la clausola di ricorso all’arbitrato – che va finalmente reso effettivo – alternativo al percorso giudiziale nel caso di contenzioso.

 

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